La parola città ha resistito all'uso fascinatorio e fantasmagorico della parola metropoli, poichè questa ha di continuo segnato la nostalgia della propria origine, appunto la città, e la paura di averla distrutta e corotta per sempre. Se la metropoli si è fatta metafora delle catastrofi innestate dal processo di modernizzazione, la città ha continuato ad essere la metafora di ogni tentativo di ricomposizione politica. La metropoli non resiste ai mutamenti ed anzi li sollecita, se ne nutre; la città è chiamata a moderarli. L'una manifesta la dissipazione e il disordine, l'altra richiama alle regole e alla giustificazione del loro significato. L'una promette appaesamento, l'altra produce spaesamento. Messe a confronto, l'una repelle l'altra.
A. Bonomi, A. Abruzzese, La città infinita.
Gli annunci delle agenzie immobiliari fiorentine sono pieni di offerte di mono e bilocali forniti di un "ingresso indipendente". Dietro a questa "rivendicazione di autonomia domiciliare" quasi sempre si nascondono fondi commerciali trasformati in abitazioni. Questo piccolo blog da flâneur racconta per immagini una lunga passeggiata attraverso Firenze e i suoi discutibili cambiamenti. Ad altezza di marciapiede.
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venerdì 28 maggio 2010
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